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Un anno dopo gli aquilani tremano ancora

8 luglio 2010

Ore 3.32, magnitudo 6,3, vittime 308. Questi sono i numeri che un anno dopo, cerchiamo di tenere a
mente, per non dimenticare la vicenda che ha colpito l’Aquila, ma che poteva presentarsi ovunque.
Quanti i soccorsi, quanti i volontari che hanno lasciato tutto per raggiungere subito gli sfollati nelle
tende e offrire sostentamento morale e concreto. L’Italia è sembrata davvero unita e vicina ai fratelli
aquilani.
Eppure, un anno dopo, non possiamo vantare la stessa solidarietà. La notizia ha lasciato le
prime pagine dei quotidiani e gli stessi che per primi sono intervenuti, sembrano quasi scordarsi
dell’economia che traballa, dell’alto tasso di disoccupazione, dei restanti senza tetto, delle scosse
che ci sono ancora e anche se non devastanti, fanno tremare gli aquilani.
Di fronte a questo, sono poco tranquillizzanti le parole dei politici che dopo aver adempiuto al loro
dovere di dare casa a tutti, prendono tempo per la ricostruzione della città stimando almeno diversi
anni. Affermano inoltre, lo slogan vincente “L’Aquila deve essere ricostruita dagli aquilani” che a
loro volta rispondono con più fischi che applausi, dichiarando in più interviste di sentirsi cittadini
senza città.
Bianca Francavilla

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