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Libertà e tirannia nello Stato, secondo Platone. Ancora d’attualità…

12 dicembre 2009

Quando un popolo,divorato dalla sete della libertà,si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole,fino ad ubriacarlo,accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi ,son dichiarati tiranni.
E avviene pure che chi si mostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere,servo;
che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato;
che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui;
che i giovani pretendono gli stessi diritti,la stessa considerazione dei vecchi, e questi,per non parer troppo severi,danno ragione ai giovani.
In questo clima di libertà,nel nome della medesima,non vi è più riguardo né rispetto per nessuno.In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta:LA TIRANNIA.

Platone ,”La Repubblica” (IV sec. a.c.)

—-

Franco Iacobini

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