“A est di dove?” Un documentario decisamente interessante.

“A est di dove?” è un programma televisivo che va in onda la sera alle 21:05 sul canale Sat2000: sono diversi documentari diretti dal regista Pupi Avati ,che raccontano delle speranze,aspettative,delusioni del “nuovo” mondo dell’europa dell’est, dopo la caduta del muro di Berlino e della tragedia delle guerre balcaniche.
La scelta di concentrarsi su interviste a personalità anche molto diverse tra loro per professione , cultura e background sociale ha lo scopo di fornire al telespettatore un’idea più ampia e completa della realtà di popolazioni e di paesi che sono sempre stati storicamente e geograficamente vicini all’Europa, ma che spesso noi Europei non conosciamo che superficialmente.
L’interessarsi alle vicende anche e soprattutto di gente “comune”, ci rivela come sia forte la voglia di volersi far conoscere dal resto d’Europa, di far comprendere al vecchio continente come, a dispetto di superficiali apparenze, le similitudini e le basi culturali siano in comune.
Nei racconti delle varie persone intervistate, si avverte una grande voglia di “riscatto” verso un recente triste passato che ha associato in nomi come Sarajevo o Belgrado immagini di guerre, di intolleranza e di alienazione così lontane delle propagandate immagini di tolleranza e benessere degli stati europei occidentali.
E proprio tolleranza,libertà,pace,conciliazione,unione sono le parole che più spesso vengono ripetute nel programma, chiaro segno della volontà di cambiamento della gente di questi paesi e segno di una mentalità e di una volontà che è proiettata profondamente nel futuro, nella voglia di migliorarsi.
In un atmosfera particolarmente calda e molto “particolare”, con una bellissima introduzione musicale del valzer n.2 di Shostakovich’ , il programma mostra interessanti scorci visivi e si sviluppa con linearità e con una voce narrante che pone il telespettatore quasi ad una immedesimazione con le realtà locali, facendone cogliere esigenze e volontà.
Lo trovo sempre molto interessante. Non è mai banale e decisamente piacevole da guardare.
Ha lo svantaggio di non andare in onda su un canale televisivo ad alta visibilità, ma ha il vantaggio di essere una piccola “pepita” che nasconde un’ora di intrattenimento culturale di grande interesse e di notevole spessore.
Lo consiglio!
Riccardo Iacobini
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