Io artigiano disperato penso di uccidermi
Egregio Direttore, sono stanco.
Sono un artigiano quarantenne con 14 dipendenti e mai mi sono sentito stanco come adesso. Come avrà sicuramente capito la mia non è una stanchezza fisica, ma mentale. Qualunque co
sa fai non va mai bene…
Mi sembra di essere il criceto che gira nella ruota. A vuoto. Prendo lavori su tutti i rami
della mia attività per evitare di affossarmi su un settore. Bene. Firmo contratti capestro con tanto di penali e tutto quello che vogliono. Bene. All’atto del pagamento… Silenzio. E così in tutti i settori.
Argomento banche. Oggi avrei voluto un mitra. Perchè alla fine non ti resta altro. Penso che anche Giobbe avrebbe perso la pazienza.
Ho un castelletto di anticipo fatture. Porto le fatture allo sconto con tutti i timbri dovuti di clienti già consolidati. Ci vuole l’autorizzazione. Nel frattempo ho da pagare degli assegni.
Morale della favola, l’autorizzazione ancora non arriva e i miei assegni vanno al notaio. Con quei soldi avrei pagato gli assegni e la paga agli operai e invece…Niente.
Mi dica lei se si può andare avanti così.
Le giuro, sono in macchina che guido e ho davanti la mia immagine mentre si spara un colpo di pistola alla tempia
Non ce la faccio più. Scusi lo sfogo, ma ahimè, credo di non essere l’unico. La prego di omettere il mio nome più che altro per la mia famiglia.
Lettere dalla disperazione (da “Il Giornale” – Domenica 13 settembre 2009)
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