La fucilazione del soldato Eddie Slovik 2/2

Eddie Slovik
Slovik fu imputato di diserzione e andò davanti la corte marziale l’11 novembre del 1944.
Il pubblico ministero, Capitano John Green, presentò dei testimoni che confermarono le intenzioni verbali di Slovik di “fuggire via”. L’avvocato difensore, Capitano Edward Woods, annunciò che Slovik aveva deciso di non testimoniare in aula. I nove ufficiali della corte si riunirono per tre volte, e ogni volta ci fu unanimità di consensi per una condanna a morte. La sentenza fu rivista e approvata dal comandante della divisione , Maggiore Generale Norman Cota.
Il 9 dicembre, Slovik scrisse una lettera al comandante supremo delle forze Alleate, il Generale Dwight D. Eisenhower, chiedendo un atto di clemenza. Visti i diversi casi di diserzione che si stavano verificando in quel periodo, Eisenhower ritenne giusto confermare l’ordine di esecuzione il 23 Dicembre.
Chi lo conobbe in vita disse che Eddie era una di quelle personalità semplici, un ragazzo amichevole, simpatico e ben voluto dai suoi compagni: aveva una profonda paura della guerra e delle armi da fuoco. Durante il servizio militare non riusciva facilmente ad andare al campo di tiro e ad usare il proprio fucile.
Era inoltre profondamente attaccato a sua moglie; durante i suoi 372 giorni da soldato, le scrisse ben 376 lettere.
Tre fattori influenzarono la decisione di fucilarlo. Uno era che il suo passato da piccolo criminale fu incluso nel fascicolo in cui chiedeva clemenza, e ciò peggiorò notevolmente la sua posizione. Un altro fu che i problemi di diserzione stavano diventando numerosi nell’esercito americano in Francia. Il Generale Eisenhower ed altri comandanti avevano la sensazione che un atto esemplare fosse necessario. Terzo, tutto quanto successe nel momento in cui iniziò la terribile Offensiva tedesca delle Ardenne.
L’esecuzione fu eseguita il 31 Gennaio 1945, alle ore 10:04 di mattina, vicino il villagio di Sainte-Marie-aux-Mines.
C’era la paura che qualcuno dei soldati incaricati dell’esecuzione non eseguisse correttamente l’ordine. Paura infondata. Nessun membro della squadra fallì. Alla fine, Eddie Slovak si comportò in modo più coraggioso e dignitoso davanti ai fucili del plotone d’esecuzione che davanti ai tedeschi.
Slovik fu sepolto nel “Campo E” nel cimitero di guerra americano di Oise-Aisne a Fère-en-Tardenois, vicino ad altri 96 soldati americani condannati a morte nel teatro operativo Europeo per crimini quali stupro e omicidio. Le loro pietre tombali sono nere e sono soltanto numerate così da rendere impossibile identificarli individualmente senza conoscere il registro del cimitero.
La moglie per tutta la sua vita cercò di riabilitare la figura di suo marito, scrivendo a 7 presidenti e chiedendo il perdono ed il ritorno della salma negli Stati Uniti, ma soltanto nel 1987 , 42 anni più tardi, il Presidente Jimmy Carter diede l’ok per la riesumazione della salma ed il trasferimento negli Stati Uniti. Fu sepolto nel cimitero di Woodmere, Detroit, vicino sua moglie Antoinette, morta pochi anni prima, nel 1979.
Sulla tomba si legge l’iscrizione “Honor and Justice prevailed”. (L’onore e la giustizia hanno prevalso)
Poco prima di morire pronunciò queste parole: “Non mi sparano per aver disertato l’esercito degli Stati Uniti… migliaia di ragazzi l’hanno fatto. Mi sparano per il pane che ho rubato quando avevo 12 anni”.
21.049 soldati americani andarono incontro alla corte marziale per il reato di diserzione durante la guerra, il soldato semplice Eddie Slovak fu l’unico giustiziato. Aveva 24 anni.
La storia del soldato Slovik fu conosciuta ai più dal libro scritto da William Bradford Huie nel 1954 e dal bellissimo film con Martin Sheen avente lo stesso titolo del libro: “The execution of Private Slovik”.
(11/09/2009 – Riccardo Iacobini)
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