Italiani investite in Serbia, Cina e India
L’Associazione delle Camere di commercio consiglia alle nostre aziende di puntare a Est.
Articolo tratto da Libero Mercato del 24.01.2008
Cina, India ed alcuni Paesi dell’Europa Orientale continuano ad attirare investimenti stranieri grazie a tassi di crescita molto sostenuti e alle condizioni fiscali. Secondo una graduatoria elaborata da Assocamerestero in base ad un indicatore sintetico su dati provenienti dai 48 Paesi in cui operano le Camere di Commercio Italiane e riferiti ai primi 8 mesi del 2007, sono questi territori, infatti, a costituire insieme a parte dell’America Latina, la piattaforma ideale per avviare un’attività produttiva all’Estero. La Serbia, dove l’attività d’impresa presenta un costo unitario di circa 86 euro risulta il paese più conveniente in Europa ed il settimo nella classifica generale. Tale valore, che sintetizza l’incidenza dei costi di manodopera (media ponderata di operai generici, specializzati, impiegati, quadri e dirigenti), elettricità, gasolio, benzina ed acqua, appare peraltro molto simile a quello della Cina, al quinto posto con un valore dell’indice pari a 84 euro per unità di produzione, determinato sia dal basso costo della manodopera che dagli altri fattori considerati. «La rapida crescita dell’Est Europa, cui stanno contribuendo proprio gli investimenti stranieri – spiega Assomercatoestero – ha però provocato una parziale riduzione della competitività dei fattori produttivi: ad esempio, è il prezzo dei prodotti petroliferi (per la benzina pari a circa 1,01 euro/litro e per il gasolio a 1,03 euro/litro) a spingere a metà graduatoria (al 19esimo posto) la Slovacchia, il cui Pil è cresciuto nel 2007 ad un tasso dell’8,8%, così come sembra essere avvenuto per la Romania (14esimo posto) e la Repubblica Ceca (25esimo), dove, a fronte di un incremento del Pil pari al 6,3% ed al 5,6% nel corso del 2007, permangono costi della manodopera mediamente bassi.
Se un operaio specializzato in Italia costa mediamente 1.995 euro al mese, in Romania ed in Bulgaria se ne pagano circa 300 e 200 in Cina; allo stesso modo, mentre un quadro costa in media circa 375 euro in Bulgaria, 600 in Romania e in Cina, in Italia lo stesso valore sale fino ai 3.300 euro. Forte l’incidenza del risparmio sulla manodopera anche in India, al 15esimo posto con un valore di 152 euro per unità di produzione, dove un operaio specializzato può costare mediamente 550 euro e un quadro 870. La sponda mediterranea dell’Africa – afferma Assocamerestero – si presenta infatti come un interessante approdo per le imprese non solo per i costi del personale ( un operaio non specializzato costa in media 60 euro al mese in Egitto e intorno ai 160 euro in Tunisia), ma anche, soprattutto in Egitto, per i prezzi di altri fattori come l’energia elettrica, che può costare anche 7 centesimi di euro al kWh, l’acqua (6 centesimi al m3) e i prodotti petroliferi (13cent/litro per il gasolio e 29 per la benzina). Tra i paesi dell’America Latina, il Brasile occupa la 23esima posizione: se i prezzi di energia elettrica (10 cent/kWh), prodotti petroliferi (0,93 euro/litro per la benzina e 0,66 euro/litro per il gasolio) e manodopera si mantengono generalmente su livelli medio bassi.
(24/01/2008 – Angelo Sitka)

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