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La teoria delle “lye lines” di Watkins. Rubrica “La dea del Lago”

31 ottobre 2007

Un’analoga teoria sul collegamento lineare di monumenti e luoghi di culto preistorici nacque circa cinquant’anni prima della pubblicazione degli studi di Richter, in Gran Bretagna. In questo caso si riteneva che molti luoghi preistorici fossero collegati da una serie di linee rette che seguivano una corrente sotterranea di flussi d’energia. Negli anni ‘20 un gentiluomo di campagna di nome Alfred Watkins, ebbe, durante una cavalcate sulle colline dell’Herefordshire, l’improvvisa percezione che il tranquillo paesaggio campestre che lo circondava era disseminato da “una fitta rete di linee, una ragnatela di energia che univa le chiese, le antiche pietre e altri luoghi tradizionali di culto.”(John Michell, “Appunti su Alfred Watkins”, in The Old Straight Track.) In seguito questo reticolato fu conosciuto col nome di “ley lines” e Watkins riteneva che seguisse i sentieri tracciati dai primi insediamenti umani. Ulteriori studi rivelarono che la rete di Watkins si estendeva per miglia e miglia su tutte le isole britanniche. Il loro corso era segnalato da elementi naturali del paesaggio, come dirupi e colline, o da pietre monumentali, tumuli, crocevia, circoli di pietre disposti dall’uomo. Sebbene gli “antichi e diritti sentieri” siano stati oggetto di molti studi, ancora oggi essi rappresentano un mistero. Rabdomanti e medium affermano l’esistenza di flussi di energia che scorrono sotto il reticolato e malgrado lo scetticismo del mondo scientifico occidentale, tale supposizione non appare né strana né rivoluzionaria in alcuni paesi di cultura diversa. Un concetto molto simile, per esempio, è tuttora diffuso in Cina dove si ritiene che le cosiddette “linee del dragone”, pulsanti di energia magnetica, uniscano gli estremi del pianeta diffondendo una benefica e potente influenza sulla vita terrena. E’ curioso notare che anche i tre luoghi di culto più importanti dei Colli Albani si allineano lungo il fianco del vulcano: il tempio di Giove Laziale, signore de Latini, che un tempo occupava la sommità del vulcano; il santuario di Diana Nemorense, dea protettrice della natura, che giaceva nel cratere sottostante; il tempio di Giunone Sospita a Lanuvio, costruito sul fianco meridionale che declina verso il mare. Forse, un tempo, ciascuno di essi fu parte di un grandioso piano ormai dimenticato.

(31/10/2007 – Antonio Rigillo)

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