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L’influenza greca. Rubrica “La dea del Lago”

11 settembre 2007

Il culto di Artemis/Diana si sovrappose a quello di divinità indigene preesistenti e la sua storia si intreccia con quella delle prime immigrazioni greche in Italia. All’inizio del V secolo a.C., i coloni di Cuma si unirono al tentativo della Lega latina di sconfiggere la supremazia etrusca sul Lazio. Nella battaglia di Ariccia le truppe d’appoggio greche, condotte da Aristodemo, scongiurarono la sconfitta latina, l’esercito del re etrusco Porsenna fu sbaragliato e Arrunte, suo figlio, perse la vita in battaglia. La costruzione dei primi santuari sul lago potrebbe coincidere con la battaglia di Ariccia e dunque con l’indipendenza latina.

Le leggende legate al santuario di Nemi sono una riprova dell’influenza greca. Oreste era ritenuto il tramite attraverso il quale il culto della sanguinaria Diana Taurica si era impiantato ad Ariccia. Un’altra Artemide, di carattere più mite, portò in volo in questi luoghi Ippolito, principe d’Atene, per farlo risorgere dopo la morte incontrata sulle spiagge di Trezene. Il ramo d’oro che la Sibilla cumana consegnò a Enea per assicurargli un passaggio sicuro attraverso l’oscurità dell’oltretomba, brillò di nuova luce nel bosco di Monte Albano, fra i rami della pianta sacra a Diana.

(11/09/2007 – Antonio Rigillo)

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