Monte Cavo. Rubrica “La dea del Lago”
Monte Cavo si eleva imperioso sull’orizzonte dominando i Colli Albani tanto che anche da Roma la sua cima è facilmente individuabile. Isolato, distaccato da tutto il resto, da sempre immerso in una folta foresta di querce, Monte Cavo esercitò una forte influenza sulle popolazioni latine che abitavano alle sue pendici. Essi consideravano Monte Cavo una montagna sacra, la dimora di Giove Tonante – padre di tutti gli dei – cui quelle popolazioni si riferivano come Latialis, e proprio questo era il luogo dove si svolgevano i riti più importanti. Le Feriae Latinae, le feste della confederazione dei popoli latini, si tenevano sulla sua cima, lì dove a maggio un toro bianco veniva sacrificato sull’altare. Le antiche tradizioni continuarono a essere onorate dai Romani. I generali vittoriosi venivano portati in trionfo al tempio di Giove Laziale lungo un tortuoso percorso sul sentiero di basalto e la stessa strada, che vide il trionfo di Giulio Cesare, ancora oggi si snoda fra gli alberi che ricoprono il fianco della montagna. Le scivolose pietre nere che la ricoprono dovettero rendere il cammino impervio anche quando il sentiero era battuto regolarmente. Lo sfortunato console Cornelio Scipione Ispalo, cugino di Scipione l’Africano, ebbe su questa strada un brutto incidente quando, alla conclusione delle festività del 176 a.C., inciampò e cadde rimanendo paralizzato. L’imponente monumento funebre scavato nella roccia dei giardini del Monastero Palazzola sopra il Lago di Albano, fu erroneamente ritenuto per molti anni la sua tomba.
(24/07/2007 – Antonio Rigillo)
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