Il vulcano di Nemi (II parte – finale). Rubrica “La dea del Lago”
Gli abitanti dei Castelli affermano di udire talvolta dei sordi boati e un giorno di qualche anno fa le strade di Genzano si riempirono di gente in preda al panico che aveva abbandonato le proprie case dopo aver udito una strana esplosione. C’è chi afferma di aver visto in altre occasioni le acque del lago di Albano agitate da violente onde in totale assenza di vento. Il mito del serpente sacro che sputava fuoco nel tempio lanuvino di Giunone Salvatrice potrebbe derivare da oscuri riti propiziatori che avevano lo scopo di calmare l’ira del vulcano e un altro fenomeno legato all’attività vulcanica della zona è la pioggia di pietre incandescenti cui abbiamo già accennato. L’area dei Castelli è zona sismica e le frequenti scosse di terremoto vengono annunciate dai mobili che si spostano o dai letti che cominciano a ballare. Gli specchi vanno in frantumi, i cani ululano, e il bucato steso ad asciugare si agita mosso da mani spettrali. Il fenomeno si può manifestare anche più violentemente. Il 26 dicembre del 1927, Nemi fu colpita da scosse sismiche tanto forti da provocare danni alle fondamenta di Palazzo Ruspoli. Nel 1980 la terra tremò quotidianamente per diverse settimane durante le quali i muri delle case più vecchie si ricoprirono di crepe. Nel 1995 una violenta scossa di terremoto fu avvertita nel cuore di Roma. Tutti gli allarmi antifurto scattarono all’unisono creando un frastuono infernale. La sede dei Castelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica localizzò l’epicentro ad Albano, a una decina di chilometri di profondità sul lato meridionale del Vulcano.
(20/07/2007 – Antonio Rigillo)
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