La storia della formazione di Nemi (II parte – finale). Rubrica “La dea del Lago”
In un’epoca imprecisata fra l’era delle glaciazioni, la comparsa dell’uomo di Neanderthal in Italia e l’estinzione del mammut, la crescente pressione del magma fuso e i movimenti vorticosi dei gas incandescenti, generarono un nuovo squarcio e una nuova esplosione di lapilli infuocati che si depositarono nella zona circostante formando un anello di cime frastagliate. Nacquero così i Castelli Romani. I fiumi pietrificati di lava arrivano fino alla pianura e al mare e uno di essi scorre nei pressi dell’Appia Antica fino al Mausoleo di Cecilia Metella e alle Catacombe di San Sebastiano, alle porte della Roma odierna. La città di Roma fu costruita con pietra di origine vulcanica. Le mura che difendevano il primo nucleo erano di tufo e le basi dei tempi del tardo periodo repubblicano di peperino, una pietra scura e granulosa. Dalle cave di Tibur, l’odierna Tivoli, venne estratto il travertino per la costruzione dei grandi monumenti dell’impero tra cui il Colosseo e l’Arco di Costantino. La storia del vulcano è racchiusa nella profonda fenditura che segna la parte settentrionale del vulcano, a un paio di chilometri di distanza da Nemi, lì dove un tempo il corso del Tempesta precipitava verso il lago. Quasi fosse un libro illustrato di geologia, il letto del Tempesta ci racconta il corso dell’evoluzione terrestre perché scendendo lentamente nella gola si possono osservare le diverse stratificazioni fino ad arrivare al nucleo originario della montagna. (Carlo Di Gianfrancesco, Il Vallone di Tempesta, Nemi).
(27/06/2007 – Antonio Rigillo)
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