Il carro veloce (II parte). Breve cronistoria dei veicoli corazzati italiani della Seconda Guerra Mondiale
La trasmissione era sulle ruote anteriori. L’albero di trasmissione passava sul pavimento della camera di combattimento riducendo in qualche modo il già esiguo spazio per i 2 uomini. La frizione era a secco a dischi multipli ed il cambio un 4 marce più retromarcia. Per la rotazione del carro da fermo su se stesso, accadeva a volte che il motore non riusciva a far muovere il cingolo e quindi si doveva tenere il motore su di giri.
Il rapporto peso potenza era mediocre, 7,3 h.p./ton, il che consentiva al mezzo una discreta velocità e una buona maneggevolezza pur mantenendo alcune deficienze come la tendenza a perdere i cingoli in terreni particolarmente accidentati e l’inconveniente grave dell’avviamento del motore a mano tramite manovella da inserire nella parte posteriore del mezzo. Questa triste peculiarità del carro fu causa di numerose perdite fra gli equipaggi dei carri veloci, costretti ad uscire fuori dai mezzi nel caso di un malfunzionamento del motore. Particolarmente in Grecia/Albania e in Iugoslavia si lamentarono diverse perdite.
(31/03/2007 – Giovanni Iacobini)
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