Nemi palcoscenico del mito (I parte). Rubrica “La dea del Lago”
L’antico bosco di querce dominato dallo spietato Re del Bosco non esiste più e l’originario luogo del santuario della dea è oggi una distesa di frutteti e vivai. Eppure, ancora oggi, aleggia un’atmosfera di mistero nella profonda vallata sul cui fondo dorme il piccolo lago. Nemi è il più lontano e meno accessibile dei Castelli Romani, l’insieme di paesi che sorgono sulle colline alle porte di Roma. Appollaiata su uno spuntone di roccia 200 metri sopra il lago, le sue case si stringono all’ombra del minaccioso Monte Cavo. Anche se su Roma splende il sole, Nemi può essere avvolta nella foschia e le foglie degli alberi si ricoprono di goccioline d’acqua quasi stillassero sudore. Si arriva a Nemi dalla panoramica Via dai Laghi che costeggia il lago d’Albano e che, a un certo punto, incontra sulla destra la Via Nemorense, una strada tortuosa e isolata ai cui bordi si spandono folti boschi di castagni e che conduce verso un tunnel a spirale che corre quasi verticalmente rispetto al piano stradale sotto la protezione di un venerando antico faggio, unico superstite dell’originale selva laziale che un tempo ricopriva l’intera zona.(Paolo Bassani, Gian Piero Cantiani, Il Vallone Tempesta, Comune di Nemi).
(19/03/2007 – Antonio Rigillo)
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