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La diffusione del mito (II parte – finale). Rubrica “La dea del Lago”

27 febbraio 2007

La figura della dea non è mai stata dimenticata in quello che fu il suo territorio. Il suo nome e le sue varianti sono diffusi in tutta l’area. Il nome della catena di cime che corre lungo il bordo del cratere più esterno riprende la sua forma greca, Artemide, mentre il lago riprende la forma romana, Diana.

Nemi, che dalla sua posizione sovrasta il tempio vicino al lago, deve il suo nome agli antichi rituali che si svolgevano nel vicino bosco sacro (o Nemus), e probabilmente anche le limitrofe cittadine di Ariccia e Genzano devono il loro nome alla dea. Strade, piazze, alberghi, ristoranti e persino la locale squadra di calcio le devono il nome, mentre la sua immagine di fanciulla cacciatrice compare nei parchi, nei cortili e nei giardini. Il suo carro trainato da una cerva corre nell’azzurra volta affrescata del salone del Castello Ruspoli, sede un tempo dei feudatari di Nemi. La sua storia è raccontata sui muri della famosa Locanda Martorelli ad Ariccia, dove Turner soggiornò quando dipinse le vedute del lago. In questo secolo la figura di Diana fu oggetto di studio di James George Frazer, il classicista scozzese affascinato a tal punto dal rituale del Ramo d’Oro da trarne ispirazione per il suo studio sui riti selvaggi e primitivi.

(27/02/2007 – Antonio Rigillo)

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