L’armamento dei carri armati britannici. Breve cronistoria dei veicoli corazzati italiani della Seconda Guerra Mondiale
Gli inglesi giudicarono favorevolmente il cannone da 47/32, utilizzandolo spesso in posizioni fisse. Essi utilizzavano in Nord Africa nei primi anni della guerra un cannone similare, con un proietto del peso di 2 libbre (il cannone era denominato “2 pounders” proprio in relazione al peso del proiettile che poteva sparare, secondo la prassi britannica) da 40mm di diametro, semiautomatico anch’esso ma sprovvisto di granate dirompenti, con una granata perforante appena più performante dell’italiana, più leggera (circa 1 kg di peso) con una velocità iniziale di 789 m/s ed una capacità di perforazione superiore alle corte distanze. Lo svantaggio della granata AP inglese risiedeva nel fatto che era costruita come un “solid shot”, cioè veniva sparato un proietto solido (simile ad una pallottola di fucile) mentre la granata Mod.35 perforante italiana era dotata di percussore , di una piccola carica esplosiva ed aveva un effetto più devastante in caso di perforazione. Inoltre la granata britannica, avendo un peso più contenuto di quella italiana, perdeva relativamente più potenza cinetica alle lunghe distanze.
Mentre si rivelò utile contro le fragili corazze italiane, il cannone inglese non riusciva a perforare sempre le robuste corazze tedesche alle medio-lunghe distanze e si trovò in netto svantaggio nel confronto diretto con i cannoni tedeschi da 50 e da 75mm.
(06/02/2007 – Giovanni Iacobini)
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