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Un po’ di storia senza annoiarsi (IV parte). Il vino nella storia,nei riti,nei simboli

22 gennaio 2007

L’usanza consueta, in alcune culture, (Dionisio-Bacco) di un eccessivo consumo  di vino, aveva la sua spiegazione nel culto, in quanto provocava l’unione con la divinità dell’ebbrezza. Il vino doveva spezzare ogni incantesimo, smascherare le bugie o menzogne (in vino veritas) che non debbono albergare nel cuore del saggio. Anche i defunti potevano gustarlo, se lo si versava a terra disperdendolo (libagione).

Come “sangue dell’uva” il vino fu spesso visto in un rapporto simbolico con il sangue e non soltanto nel Cristianesimo. Esso, infatti, poteva anche sostituire il sacrificio cruento nel culto dei morti.

Nella simbologia cristiana, il sangue di Cristo, occupa una posizione centrale (Carne e Sangue corrispondono a Pane e Vino). Nelle raffigurazioni della crocifissione si possono vedere Angeli che raccolgono il sangue dentro i calici, ricollegati simbolicamente al leggendario GRAAL (come certamente sapete, è indicato quale recipiente che Cristo adoperò in occasione della cena eucaristica ed in cui, poco dopo, venne raccolto il suo sangue). Il GRAAL così caro ai cavalieri prescelti da Re Artù per formare la Tavola Rotonda ed all’ordine cavalleresco dei Templari.

Durante le NOZZE DI CANA, il rilievo non è dato al festeggiato ma a Gesù, che, alla fine, attraverso l’allusiva dichiarazione del maestro di tavola, viene ringraziato per aver provveduto al vino buono fino alla fine del  banchetto.

Come si è accennato, molte sono le teorie sulla storia e l’espansione della vite (da molti popoli considerata l’albero della vita) e della vitivinicoltura; le più accreditate ne individuano l’origine organizzata nell’Asia minore, anche  se reperti archeologici, rinvenuti in molti insediamenti preistorici, confermano che le GENTI ITALICHE facevano uso sia di uva che di vino, ben prima che la Bibbia fosse scritta.

(Dove è doveroso segnalare la citazione nel canto XXX° dell’ECCLESIASTICO:

“Date il vino a quelli che sono con l’animo amaro, acciocché bevano  e dimentichino la loro miseria e non abbiano più memoria del loro dolore”).

(22/01/2007 – Giancarlo Bertollini)

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