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Un po’ di storia senza annoiarsi (III parte). Il vino nella storia,nei riti,nei simboli

15 gennaio 2007

La viticoltura e l’enologia si evolvono, le tecniche di coltura e di vinificazione si fanno sempre più sofisticate, il vino ha sempre meno segreti e sempre più certezze. Un grosso merito va a Louis Pasteur, fu lui a scoprire il ruolo dei lieviti e il pericolo dell’ossigeno. Quelli che ancora non si conoscevano a fondo erano però i nemici della vite che alla fine dell’800 attaccarono la viticoltura.

Prima, intorno al 1850, fece comparsa l’Oidio un fungo che attacca le viti che l’uomo riuscì a sconfiggere con lo zolfo impiegandoci però una decina d’anni.

Poi la fillossera un micidiale parassita che è stato sconfitto solo utilizzando dei portainnesti con radici di vite americana (immuni) sui quali innestare i vitigni desiderati.

Ma la fillossera ha rivoluzionato la viticoltura europea cambiando la geografia dei  vitigni. L’inizio del XX secolo è stato infatti caratterizzato da una corsa a impiantare vitigni seguendo leggi di mercato da grandi numeri, vinificando uve provenienti da qualsiasi parte d’Italia, portando sulle tavole degli italiani spesso vini di dubbia qualità.

Una prima regolamentazione arriva alla fine degli anni 60 con l’applicazione delle Denominazioni di Origine Controllata. Un più sostanziale cambiamento viene però dal “palato” dei consumatori che richiede oggi un prodotto sempre più evoluto. Nei prossimi anni si assisterà probabilmente ad una maggiore omologazione tipologica dei vini, i cosiddetti “vini internazionali” prodotti ovunque nel mondo, a cui l’Italia potrebbe far fronte puntando sul grande patrimonio dei vitigni autoctoni italiani.

(15/01/2007 – Giancarlo Bertollini)

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