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Un po’ di storia senza annoiarsi (I parte). Il vino nella storia,nei riti,nei simboli

4 gennaio 2007

Se, supponiamo, è stato facile per l’uomo della preistoria apprezzare il frutto commestibile della vite, gustandone gli acini, sicuramente casuale è stata la scoperta che il succo di quel frutto, dimenticato in qualche rudimentale contenitore, poteva trasformarsi ed assumere un gusto diverso; ma, soprattutto, quella strana bevanda provocava piacevoli effetti, inebrianti in chi lo beveva. Per questo motivo, spesso in passato,  il risultato della fermentazione del succo d’uva veniva usato come complemento a cerimonie religiose: in mancanza di nozioni scientifiche, le alterazioni provocate dall’alcol venivano infatti considerate in qualche modo “magiche”, legate alle divinità.
Ma quando l’uomo si è “ubriacato” di vino la prima volta? La pianta rampicante Vitis Vinifera cresceva “già”, in modo spontaneo, 300.000 anni fa come dimostrano diversi ritrovamenti archeologici. Le prime prove di vite “addomesticata” dall’uomo risalgono invece a circa 8 mila anni prima di Cristo: siamo in Asia, culla della viticoltura, in particolare in Transcaucasia, in Georgia e in Armenia. Da lì la coltura della vite migrò verso est, attraverso l’Asia, sino alla Cina. Solo in un secondo tempo la viticoltura si diffuse ad ovest, e raggiunse l’Europa grazie ai Greci. (siamo tra il 7° e l’8° secolo avanti Cristo).

(04/01/2007 – Giancarlo Bertollini)

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