L’impegno sociale di S.E. Rev. Cardinale Segretario di Stato Ludovico Iacobini. ( III parte )
I due personaggi operarono quindi con una sintonia e una comunione di intenti veramente ammirevole. Il rapporto non fu sempre idilliaco ma mai mancò l’affetto, la fiducia e la stima tra i due. Nella loro gestione delle cose terrene sia Ludovico che Leone XIII, cercarono di applicare alla struttura dell’ormai asfittico Stato (gli eventi del venti settembre 1870 avevano da tempo iniziato a farsi sentire anche sotto il profilo delle necessità di tipo economico) quei principi di solidarietà e di attenzione ai bisogni di chi si trovava in stato di necessità da sempre predicati. La scelta di operare all’interno di tale problemi non con una logica bancaria tesa alla ricerca del mero profitto ma cercando di applicare la morale cristiana anche in quel campo così particolare, fu di tipo politico e quindi di diretta provenienza papale. Non con questo voglio sminuire l’importanza o il peso che le idee di Ludovico avevano sulle decisioni del Papa, ma sicuramente va detto che comunque l’ultima parola spettava sempre al Pontefice. Detto questo non si capisce l’ostinazione del Lay nel voler dipingere a tinte fosche l’operato (e in qualche battuta anche la persona) di Ludovico a tutta difesa di Mons. Folchi che viene invece dipinto come un eroe positivo perseguitato per le sue idee e inserito in un contesto, quello della Segreteria di Stato e della Tesoreria, che sembra quasi lo voglia stritolare. Indubbiamente il Folchi subì pressioni notevoli, peraltro inevitabili e comuni a chi ricopriva tali ruoli; egli sicuramente affrontò difficoltà operative non indifferenti, legate alla gestione di un settore così particolare e posto a latere di quello più propriamente ecclesiastico.
(03/08/2006 – Franco Iacobini)
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