L’impegno sociale di S.E. Rev. Cardinale Segretario di Stato Ludovico Iacobini. ( II parte )
Nella stragrande maggioranza dei casi i nobili vicini alla Santa Sede si trovarono quindi nella condizione di dover chiedere Mutui o finanziamenti direttamente alla Santa Sede per il semplice motivo che essi stessi erano legati, anche economicamente, al loro Sovrano e non avevano riferimenti certi all’interno della neo borghesia sabauda che gestiva il nuovo potere economico. Bisogna aggiungere inoltre che la Nobiltà Romana fu sempre mal vista dal nuovo Governo, proprio perché non voleva staccarsi dal quello che considerava l’unico Sovrano di diritto regnante. Indubbiamente il clima instauratosi in quel periodo all’interno delle Mura Leonine, non era dei più felici e sereni. I rapporti con il neo Regno d’Italia erano tesissimi e tali rigidità si riflettevano sull’operato e sul quotidiano di moltissime persone. Non bisogna dimenticare inoltre che lo stato sabaudo, in barba a qualsiasi principio di diritto internazionale vigente all’epoca dei fatti, non riconobbe i titoli nobiliari concessi dallo Sommo Pontefice nella sua qualità di Sovrano legittimamente regnante. Per arrivare a tale dovuto riconoscimento si dovette attendere il 1929 con la ratifica dei Patti Lateranensi. In tale particolarissimo contesto Ludovico, Amministratore dei beni della Santa Sede, si trovò si ad operare con un certo grado di autonomia ma sempre su specifiche indicazioni del Papa Leone XIII. I due si erano conosciuti ai tempi del Seminario ad Albano ed avevano percorso tutte le tappe della carriera ecclesiastica quasi in contemporanea. Papa Leone XIII, dopo la morte del suo Segretario di Stato, volle Ludovico vicino a lui a ricoprire tale particolare incarico proprio perché ne apprezzava, (ma soprattutto ne conosceva bene), le doti di grande statista.
(24/07/2006 – Franco Iacobini)
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