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L’impegno sociale di S.E. Rev. Cardinale Segretario di Stato Ludovico Iacobini. ( I parte )

14 luglio 2006

Ludovico fu sempre impegnato e attento alle esigenze dei suoi compaesani. Con parte delle sue sostanze personali concorse alla creazione di cooperative per lo sviluppo dell’agricoltura e quindi a migliorare le condizioni di vita dei contadini. Recentemente la sua figura è stata criticata per la “superficialità” o “semplicità” con la quale aveva gestito i rapporti, soprattutto finanziari, con la Nobiltà o con l’Alta Finanza dell’epoca. In modo particolare Benny Lai, nel suo libro “Affari del Papa” Ed. Laterza Bari 1999, nel mentre si dilunga sulla descrizione delle caratteristiche positive di Monsignor Folchi, allora Tesoriere del Vaticano, dipinge in maniera affatto rispondente alla realtà la persona e l’operato di Ludovico. Il Lai peraltro persona informatissima sui fatti Vaticani liquida l’intero operato di Ludovico con un lapidario… “Jacobini, già canonico del Laterano come Folchi, era un grasso cinquantenne di piccola statura dai modi melliflui e untuosi. Figlio di un agiato produttore di vini della provincia romana…“ Il Lay nel descrivere i comportamenti e il carattere di Ludovico come del tutto censurabili e tipici di un “funzionario” di Cancelleria Diplomatica, dimentica e sorvola volutamente sulle altre caratteristiche positive dell’operato e del carattere stesso di Ludovico; a pagina 84 del già citato libro, si limita a descriverlo come un pauroso ed infingardo esecutore degli ordini del Papa del quale avallava pedissequamente la politica finanziaria ed economica. La critica maggiore rivolta dal Lay all’operato di Ludovico si concretizza inoltre sulla relativa facilità con la quale Ludovico, nella sua qualità di Amministratore dei beni della Santa Sede, avesse concesso prestiti alle famiglie più in vista della Nobiltà Romana senza l’emissione di alcuna garanzia reale. In effetti molte famiglie della Nobiltà Romana, dopo gli eventi del 20 settembre 1870, si trovarono in grosse difficoltà economiche. Tali famiglie (che sicuramente non avevano ricevuto alcun beneficio pratico dall’annessione al regno d’Italia) si trovarono molto spesso vicine al fallimento economico delle proprie attività proprio a causa delle mutate condizioni sociali e di governo.

(14/07/2006 – Franco Iacobini)

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