Camillo Iacobini: La sua memoria (I parte)
Fu stimato da tutti per la sua probità e semplicità di costumi.
Anche se erede di una considerevole fortuna, preferì abitare in un piccolo quartiere di via del Pozzetto.
La sua maggior lode può compendiarsi nella risposta che alla sua morte Pasquino dette a Marforio:
- “Perché è morto?” chiese Marforio
- “Sfido” rispose Pasquino “non mangiava!”
alludendo alla sua integrità morale e alla sua onestà nel suo lavoro.
Un aneddoto degno di nota fu quello della rinuncia di metà del suo stipendio da Ministro che destinò in opere di beneficienza.
Dopo la sua morte si levarono consensi sull’operato e sulla vita di Camillo; Raffaele de Cesare riporta nel suo “Roma e lo Stato del Papa” – Longanesi – ”… Camillo da Ministro non montò in superbia né abbandonò gli affari e dié prova di generosità, rinunziando a mezzo stipendio a fine di beneficienza. Uscendo dal Ministero, si fermava a Piazza Colonna coi mercanti di Campagna e coi “sensali” e tutti lo chiamavano familiarmente “il Sor Camillo” e scherzosamente “Iacobinetto” o “Cammilluccio”.
(05/09/2005 – Riccardo Iacobini)
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