Reportage sull’Imprenditoria Castellana in Cina – (parte I). INTERVISTA A FABRIZIO LEUTI.
Dovendo intervistare il Dott. Fabrizio Leuti, imprenditore nel settore moda-tessile che opera da diversi anni in Cina, mi avvio verso la sua abitazione. Forse in pochi sanno che, nella parte vecchia di Genzano, proprio sotto il castello degli Sforza-Cesarini e a pochi metri dello strapiombo che dà direttamente sul lago, si cela un piccolo angolo di Cina. Non trattengo lo stupore mentre salgo le scale di cotto e mi passano a fianco, in allegra processione, tante statuine di epoca Han esposte su scansie ricavate nei muri. Il grosso Buddha birmano che campeggia nel salone è poi ancora più impressionante. Tutto è così inaspettatamente orientaleggiante, le poltrone, i quadri enormi, le tende, che non fosse per il piccolo lago azzurro che intravedo dietro le finestre, crederei veramente di essere in una accogliente casetta dello Kwanktung, e non certo a due passi dal tradizionale ristorante “Da Tittò”!
Ma andiamo a conoscere il nostro interlocutore. Se si pensa di incontrare in Fabrizio il rappresentante classico dello stereotipo imprenditoriale, magari lampadato, impomatato, con cravatta stile Publitalia, si viene immediatamente sconfessati. Dai suoi abiti sportivi, scarpe della New Balance, camicina, pantaloni un po’larghi, stile studente universitario di Lettere e dal suo modo di parlare, si capisce invece subito di aver davanti una persona originale, a metà strada tra l’intellettuale e l’artista, che ha saputo creare la propria professione – caso forse più unico che raro – da una passione vera che aveva in se: quella per la lingua e la cultura cinese.
Dopo aver atteso alcune sue telefonate e qualche e-mail di lavoro, iniziamo l’intervista.
Come ha avuto inizio la tua esperienza in Cina, e perché proprio la Cina?
Ho la Cina nel sangue. Mi sono laureato in Lingue e Letterature Orientali – Cinese e Giapponese – all’Istituto Orientale di Napoli, con una tesi su “La moda in Cina nei secoli VII e IX”, sviluppata dal 1985 al 1987 all’Università di Shangai, con una borsa di studio del Ministero degli Esteri. Si è trattato di una ricerca originale, che mi ha permesso anche – primo in Italia – di compilare un piccolo dizionario di termini tessili cinesi. Quindi una profonda passione per la storia, l’archeologia e la civiltà cinesi.
Come si arriva, da studioso di cose cinesi, a metter su una attività imprenditoriale?
Devo dire che gli ingredienti sono stati la passione per la Cina, appunto, le occasioni che mi si sono create attorno e una certa dose di fortuna. Avendo genitori commercianti poi, posso dire di avere il commercio e l’imprenditorìa nel Dna. Tutto ha avuto inizio a Shangai, dove mi trovavo per condurre a termine le mie ricerche, e dove ho iniziato contemporaneamente a fare da interprete per alcuni imprenditori italiani che lì si recavano per affari. Con il passare del tempo, da esperto linguista ho incominciato a collaborare con gli stessi imprenditori anche nel controllo della qualità dei tessuti, facendo apprezzare così anche la mia passione per la moda.
Ma avevi una preparazione “tecnica”, che ti permetteva di fare un lavoro del genere?
Anzitutto la moda e i tessuti hanno rappresentato per me da sempre un grande interesse; la mia stessa tesi di laurea in effetti riguardava quell’argomento, anche se in un’epoca decisamente lontana da quelle odierna; infine credo che se una persona ha una capacità nel sangue, pian piano può riuscire a convertirla in qualcosa di pratico. Io ho semplicemente avuto la fortuna di sapere sviluppare la passione e la naturalezza che avevo nei confronti dei dettagli del vestire, delle stoffe, della moda e del commercio.
(11/02/2005 – Fabrizio Conti)
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